In questo post intendo concentrarmi su come possiamo costruire messaggi nutrienti e positivi nelle comunicazioni con i figli per contribuire allo sviluppo di autonomia e responsabilità.

Il modo in cui comunichiamo con i nostri figli produce effetti e conseguenze significative sullo sviluppo dell’autostima e della fiducia in sè.

In che modo esprimiamo e comunichiamo i nostri sentimenti, le nostre emozioni e i nostri pensieri ai nostri figli?

La parola responsabilità possiamo considerarla come “abilità a rispondere” alle richieste dell’ambiente in cui viviamo, ai desideri personali oppure ai vari bisogni che possiamo incontrare nel contatto fra mondo interno e mondo esterno.

Se intendiamo l’abilità a rispondere come una capacità da sviluppare nel corso del tempo possiamo aiutare i nostri figli a rendersi responsabili delle proprie azioni e delle conseguenze di esse attraverso una comunicazione empatica e nutriente.

Come genitori diventiamo per i figli modelli di vita, esempi da seguire e pertanto possiamo diventare le persone più influenti per il loro sviluppo per lo meno negli anni che vanno dalla prima infanzia all’ adolescenza.

Per comunicare in modo empatico e nutriente immaginiamo di concentrarci su questi aspetti:

INQUADRARE IL CONTESTO: Cosa è successo nella relazione con mio figlio o mia figlia?

ASCOLTARE LE MIE EMOZIONI: Che effetto mi fa quello che è successo? Cosa sento? Dove lo sento nel corpo?

COMUNICARE LE MIE EMOZIONI E I MIEI PENSIERI: Come posso esprimere il mio stato d’animo e condividere i miei pensieri in modo nutriente per l’altro?

Ad esempio, parlare in prima persona inquadrando ciò che è successo (Quando ti ho visto salire sulla scala mi sono spaventato molto…..piuttosto che comunicare solo “Scendi subito dalla scala e non farlo mai più!”

AIUTARLI AD ESPRIMERE LE LORO EMOZIONI E I LORO PENSIERI: Formulare domande aperte per facilitare la comprensione e l’espressione delle emozioni e dei pensieri associati all’evento accaduto e/o al comportamento. (Come stai? Ti sei sentito..? Stai pensando…?)

PROPORRE ALTERNATIVE DI COMPORTAMENTO O LAVORARE PER UN ACCORDO: In alcuni casi specialmente durante i conflitti è bene oltre ad esprimere il proprio disappunto e dispiacere anche suggerire comportamenti diversi, proporre alternative e lavorare in direzione di un “patto” con il figlio o la figlia.

Esercitarsi nella comunicazione empatica con i propri figli richiede concentrazione, attenzione a sè e all’altro e tempo adeguato per l’ascolto.

Non è necessario farlo perché si deve o perché lo riporta il “manuale del buon genitore” ma perché si vuole investire del tempo nella qualità della comunicazione e della relazione con i figli e perché si è interessati a ciò che il figlio sente, pensa e agisce in un determinato momento o in relazione ad alcuni eventi accaduti.

L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, immaginare come si sente e quali conseguenze possono avere le mie azioni su entrambi.

Se intendiamo la comunicazione come un processo di scambio fra le persone la comunicazione empatica è la modalità che possiamo adottare per avvicinarci alla comprensione di noi stessi e dell’altro e promuovere consapevolezza e benessere anche nella relazione genitore-figlio.