I ragazzi contemporanei vivono in un’epoca tecnologicamente avanzata: sono generazioni per le quali l’uso di internet, web e social network rappresenta una consuetudine, la normalità.


Sono strumenti attraverso i quali essi si informano e comunicano, socializzano e costruiscono relazioni.
La velocità dell’evoluzione tecnologica però non ha permesso, contemporaneamente, un’adeguata riflessione sulle corrette modalità di utilizzo di tali strumenti, dando spazio all’emergere – negli ultimi quindici anni – del fenomeno del cyberbullismo (o bullismo elettronico).

COS’È IL CYBERBULLISMO?
Per cyberbullismo si intende una forma di aggressione volontaria agita da parte di un singolo o un gruppo (cyberbullo) nei confronti di una o più persone (vittima) attraverso l’utilizzo di vari strumenti di comunicazione elettronica (pc, tablet, cellulari e smartphone) e modalità tecnologiche (invio di messaggi volgari e violenti, furto di identità, diffusione di immagini, rivelazione di segreti e informazioni personali, denigrazione, esclusione intenzionale e continua da un gruppo online, invio di messaggi intimidatori, telefonate ripetute e squilli a vuoto, etc.) con l’intento di insultare e/o minacciare.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL CYBERBULLISMO?
Le differenze tra cyberbullismo e bullismo tradizionale possono essere ricondotte alla specificità del fenomeno cioè alla modalità di trasmissione del messaggio aggressivo. E’ bene tenere a mente che la velocità di diffusione del materiale rende molto difficile fermare il processo una volta attivato.
In primo luogo, nel cyberbullismo – a differenza del bullismo tradizionale – la trasmissione del materiale non avviene di persona e quindi, i cyberbulli, molto spesso, sono sconosciuti alle proprie vittime. Parallelamente, l’anonimato non permette ai cyberbulli un riscontro diretto sugli effetti delle proprie azioni: non avendo la percezione del danno inflitto, per questi ragazzi, viene meno la comprensione empatica della sofferenza.
Il bullismo digitale è un fenomeno diffuso che interessa bambini e ragazzi di qualsiasi età e genere. Secondo uno studio Istat del 2014 risulta che le ragazze (11-17enni) subiscono, più frequentemente, episodi di bullismo on line ma possono rivelarsi anche aggressori e, in particolar modo, quando la vittima è dello stesso sesso.
Un aspetto interessante riguarda la relazione tra ruolo di cyberbullo e anonimato quasi mai presente nel bullismo tradizionale. L’anonimato fa si che anche chi nella vita reale subisce bullismo possa assumere, in qualsiasi momento, il ruolo di cyberbullo, mostrando una forma di disinibizione tale per cui agisce come non riuscirebbe nella vita reale.
Nel cyberbullismo si assiste alla presenza di un numero pressoché illimitato di “spettatori” (bystanders) che diventano veri e propri partecipanti attivi nel momento in cui condividono il materiale online e sui social network.
Infine, nel cyberbullismo le aggressioni possono essere continue, non smettono al ritorno a casa ma possono verificarsi in qualsiasi momento e luogo in cui si è connessi, dilatando in maniera significativa la dimensione spazio-temporale.
In conclusione, il (presunto) anonimato[1] e l’assenza di coordinate spazio-temporali provocano, nella vittima sensazioni di impotenza, senso di vergogna e umiliazione tali da impedire di chiedere aiuto, spesso con conseguenze psicologiche molto gravi, e in casi estremi, al suicidio.

COSA POSSONO FARE I GENITORI?
I genitori sono chiamati a confrontarsi con l’uso che i propri figli hanno con i nuovi media in maniera sempre più complessa: questi ultimi, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, sono più competenti e veloci nel loro utilizzo e – contemporaneamente – possono non avere l’effettiva consapevolezza dei rischi che corrono. E’ necessario, quindi, che gli adulti supportino, in maniera adeguata, i propri ragazzi nelle infinite possibilità che comportano sia la navigazione in rete sia l’uso delle attuali tecnologie.
Cosa possono fare concretamente i genitori per la loro tutela?
In generale, è importante considerare la costruzione di un dialogo aperto: ascoltare e parlare con i ragazzi e impegnarsi costantemente nel creare un’atmosfera familiare utile al dialogo rappresentano le basi per la costruzione di una comunicazione efficace tra genitori e figli. Con questi presupposti, è possibile confrontarsi sulla pubblicazione e condivisione di contenuti personali (video, foto e messaggi) mettendo in rilievo le possibili conseguenze e spiegare che esistono delle leggi che tutelano la privacy delle persone.
Inoltre, è necessario non demonizzare i nuovi media ma, al contrario, incoraggiarne l’uso creativo e di qualità delle risorse: essi costituiscono strumenti fondamentali nella vita delle nuove generazioni allargando, in maniera potenzialmente sconfinata, le opportunità e le forme di espressione, di condivisione e di comunicazione. Ancora, per gli adulti è importante tenersi costantemente aggiornati sulle novità in campo di social media: il genitore spaventato dalla possibilità di approfondire il linguaggio tecnologico, difficilmente riuscirà a responsabilizzarne l’uso e stare al passo dei propri figli “nativi digitali”. Allo stesso tempo, la possibilità di limitare l’accesso a siti con contenuti non adatti all’età (per es. siti o applicazioni di gioco online o con contenuti sessuali espliciti) attraverso filtri ad hoc permettono di tutelarli durante la navigazione.
Tenere a mente che i bambini, soprattutto, imparano dall’esempio: i genitori come adulti di riferimento rappresentano le persone dalle quali si imparano le regole e i modi di stare al mondo, quindi iniziate col chiedervi: io come uso i social media e le tecnologie? Le mie abitudini e comportamenti social come influiscono su quelle di mio figlio? Il porsi domande sull’argomento rappresenta un punto di partenza per costruire, insieme – e in relazione alla loro età ed esigenze – delle regole condivise, una sorta di “galateo” (o netiquette) per un uso adeguato di internet e dei dispositivi tecnologici al quale tutti, in famiglia, possono rifarsi.

COSA POSSONO FARE SCUOLA E INSEGNANTI?
La scuola può fare moltissimo per contrastare il fenomeno del cyberbullismo innanzitutto creando i presupposti per un contesto percepito dai ragazzi come luogo all’interno del quale sentirsi capiti e poter parlare e denunciare gli atti di cui si è vittima senza timore o vergogna. Potrebbe essere utile, per esempio, prevedere dei percorsi di educazione all’uso della tecnologia (per spiegare i vantaggi ma anche i pericoli), la presenza di uno psicologo scolastico, l’aggiornamento del personale scolastico sul tema, l’organizzazione di seminari e convegni ad hoc, etc.
Sarebbe auspicabile, da parte degli insegnanti, una conoscenza sia dei mezzi sia delle novità tecnologiche per avere un linguaggio comune con i ragazzi; possono dialogare con i propri alunni e studenti prestando particolare attenzione a diversi ‘segnali’. E’ noto che le conseguenze del cyberbullismo – come del bullismo – influenzano enormemente non solo il benessere individuale ma anche l’apprendimento e il rendimento scolastico. Porre attenzione, per esempio, alla percezione di un peggioramento del clima in classe e scarsa coesione tra i compagni, al comportamento sgarbato tra loro, l’esclusione o l’isolamento di alcuni da parte del gruppo, lo ‘smarrimento’ continuo di oggetti personali; ancora può essere utile notare il cambiamento nel comportamento di un alunno (per esempio il ritiro in se stesso e/o l’aumento dell’aggressività), il numero crescente di assenze, il peggioramento del rendimento scolastico.

CI SONO CONSEGUENZE GIURIDICHE PER CHI COMMETTE ATTI DI CYBERBULLISMO?
In Italia non esiste, a oggi, una legge che preveda il reato di cyberbullismo: la normativa si basa su leggi già presenti nei codici penale e civile (ingiuria, molestia o disturbo alle persone, minaccia, stalking, sostituzione di persona). Si propone di colmare tale lacuna la proposta di legge dal titolo “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e contrasto del fenomeno del cyberbullismo” al vaglio del Governo.
I ragazzi, nella stragrande maggioranza dei casi, ritengono di non correre rischi legali fino alla maggiore età ma ciò non è vero: già dai 14 anni (se ritenuti capaci di intendere e volere) sono responsabili delle proprie azioni e quindi perseguibili. Inoltre, per chi non ha ancora compiuto 14 anni la legge può rivalersi su chi detiene la patria potestà e chi, in qualità di pubblico ufficiale, omette o ritarda di denunciare notizie di reato.
Le conseguenze a livello penale e civile possono quindi coinvolgere non solo chi commette reati di cyberbullismo ma anche insegnanti (culpa in vigilando e in educando), scuola (culpa in organizzando) e genitori (culpa in educando).
E’ necessario, in ultima analisi, che la scuola trovi tutti gli spazi e i tempi per affrontare il tema, fare informazione e parlare di prevenzione coinvolgendo personale scolastico, studenti e genitori. Questi ultimi dovrebbero essere capaci non solo di instaurare una comunicazione efficace con i propri figli ma anche vigilare su cosa fanno sul pc, in rete e con gli smartphone in loro possesso.

 

A CHI RIVOLGERSI?
E’ fondamentale, come già detto, che i ragazzi percepiscano a casa e a scuola un ambiente entro il quale sia possibile comunicare e denunciare. Riuscire a parlare con un adulto di riferimento aiuta i ragazzi a sentirsi tutelati.
In molte scuole (ancora la minoranza) sono presenti gli psicologi scolastici mentre sul territorio sono attivi servizi pubblici e tutta una serie di associazioni che offrono consulenze a ragazzi e genitori.
Ancora, è possibile contattare le forze dell’ordine (Polizia Postale e Carabinieri) le quali si fanno carico di un’eventuale denuncia. Da anni si occupano di attività di prevenzione nelle scuole e hanno stilato un breve vademecum per contrastare il fenomeno.

[1] In realtà, sia le informazioni contenute nel computer sia le azioni effettuate, possono essere rintracciate dalla Polizia Postale, anche se sono state eliminate.

LINK UTILI
azzurro.it
bullismoedoping.it
carabinieri.it
commissariatodips.it
cyberbullismo.com
generazioniconnesse.it
ita.tabby.eu
okkioallacaccasulweb.it

RIFERIMENTI

http://www.istat.it/it/files/2015/12/Bullismo.pdf?title=Bullismo++tra+i+giovanissimi+-+15%2Fdic%2F2015+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img204_b.pdf